Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 Pessime notizie da Stoccolma! Ormai parliamo di una nuova ideologia fatta e finita, insopportabilmente politicamente corretta, omologante, assassina della vera Politica (con la P maiuscola). Largo agli stagionati ragazzi prodigio delle cancellerie di Stoccolma, Berlino, Londra, Roma e, naturalmente, Bruxelles! I cittadini tengano il becco chiuso, ignoranti che non sono altro. Un’alleanza arcobaleno che non immagineresti mai e che va dal cancelliere tedesco Angela Merkel al premier britannico Gordon Brown, dal presidente francese Sarkozy al primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt (dal 1 luglio a capo della presidenza di turno dell’Unione Europea, vedasi logo qui a sinistra) fino al nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti e all‘attuale presidente della Commissione Europea Barroso: tutti accomunati da un nuovo "idem sentire" che non ammette obiezioni e che ci fa pensare ai tempi più bui e autoritari dell’Unione Sovietica che fu, rigidamente centralizzata e diretta dalla nomenclatura di Mosca. Altro che Barack Obama! Oggi, questi Signori si considerano a capo della più grande economia integrata del mondo, quella di un’Unione Europea con quasi 500 milioni di abitanti, ma che - aggiungiamo noi - si conferma, altresì, e ripetutamente, quale area del mondo a più lenta crescita economica del mondo (statistiche alla mano). La crisi economica imperversa? Sta forse crescendo un po’ ovunque la disoccupazione? E’ più difficile di questi tempi per una piccola impresa accedere al credito? E allora, diamoci dentro con piani pluriennali dal sapore staliniano, anche di carattere extrafinanziario, tipo questo ambiguo “Programma Stoccolma” di cui parlano ora gli svedesi alla vigilia della loro imminente presidenza di turno del semetre europeo (per ulteriori info vedasi www.se2009.eu), in materia di cooperazione nella Giustizia e Affari Interni che dice tutto e nulla. Pensare che sono stati soprattutto i governi europei di questi ultimi dieci anni, con il loro lassismo, a inguaiare i mercati finanziari e le banche. Le banche, si dice, pensano esclusivamente a fare profitti, e non diresti, in linea di principio, la stessa cosa di chi si impegna in politica, ma che dire di quegli ex (Primi) ministri che, a fine carriera politica (?), sono stati automaticamente cooptati da generosi consigli di amministrazioni di banche ed hedge funds, particolarmente spregiudicati e disinvolti sui mercati finanziari! Per fare che cosa? Servire forse alla reception? O forse contribuire a combinare ancora più danni di quanto potessero fare da soli i protagonisti incontrastati dell'alta finanza? E allora ci incazziamo nel leggere certi passaggi del discorso del primo ministro svedese, che ha introdotto settimana scorsa gli obiettivi della sua presidenza di turno davanti al parlamento di Stoccolma. Dice bene Reinfeldt allorquando sostiene che: “così come una partita di calcio ha bisogno di un arbitro e un incrocio stradale di un semaforo, anche i mercati finanziari hanno bisogno di supervisione e più regolamentazione”. Ma questo lo sosterrebbe tranquillamente anche la buonanima di Adam Smith, grande economista scozzese del Settecento, se solo potesse risvegliarsi da un lungo sonno di quasi 220 anni or sono. Il punto è che lor Signori non vogliono soltanto riservarsi il ruolo di arbitro della partita della vita, ma anche di allenatore, portiere, terzino (indipendentemente se destro o sinistro), centrocampista e ovviamente centravanti al contempo. Che quest’ultimo sia poi capace di metterla dentro sarebbe chiaramente irrilevante per loro. La verità è che dietro certe espressioni tecnocratiche in voga nelle cancellerie dei governi europei tipo “stabilizzare l’economia”, “governare la crisi economica”, “agire nell’interesse di tutta l’Unione Europea”, “attendere con interesse l’esito del prossimo referendum in Irlanda”, “implementare le condizioni conseguenti all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona per una nuova cooperazione europea”, “portare più ordine nei mercati finanziari”, “continuare nel processo di allargamento dell’Unione Europea quale importante strategia per il nostro benessere e la pace e progresso in un’Europa unita”, si cela un brutto riflesso condizionato dei politicanti statalisti di ritorno, che attentano alla libertà di pensiero, scelta e iniziativa del cittadino europeo in nome di una presunta competenza dall’alto tutt’altro che assodata e alquanto questionabile. Almeno vogliano risparmiarci certa retorica da quattro soldi, tipo quella del primo ministro svedese che con tono alquanto preoccupato ha pronunciato settimana scorso in parlamento queste parole: “[…] allo stesso tempo, forse la più grande sfida della nostra generazione è quella posta dal cambiamento climatico. Proprio ora, mentre sono qui a parlarvi, si stanno sciogliendo lastre di ghiaccio in Groenlandia e nell’Antartico occidentale mentre il livello del mare continua a salire…” Che palle, Europa!
Ieri, le Dolomiti hanno ricevuto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Un riconoscimento importante che sottolinea, ancora una volta, quanto sia bello il nostro Paese. Un riconoscimento che ci inorgoglisce come Italiani.
Letta la notizia, i miei pensieri sono andati subito al nostro Sacro Monte. Anch’esso ha avuto il prestigioso riconoscimento, ufficializzato nel 2004. Il Sacro Monte di Varese, infatti, figura tra i nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità.
Inutile dire quanto sia unico il Sacro Monte di Varese, ma sinceramente mi sarei aspettato che il “titolo” di Patrimonio dell’Umanità smuovesse qualcosa in più.
Il riconoscimento Unesco non puo’ e non deve essere solo formale. Bisogna lavorare affinché un patrimonio riconosciuto dell’Umanità sia davvero tale. Gli enti locali, la regione e il Governo Italiano si devono adoperare affinché queste bellezze uniche al mondo siano riconoscibili e godibili da chiunque, senza intaccare la loro bellezza storica, naturalistica ed architettonica. In questi anni abbiamo solo sentito alcune proposte, alcune delle quali non condivisibili come la costruzione di nuove cappelle, altre più interessanti come l’organizzazione di una biennale d’arte sacra, senza però vedere alcun risultato concreto.
Il consiglio che ci sentiamo di dare è di effettuare la politica delle tante e piccole azioni concrete. Impensabile che, oggi, ci sia ancora chi si lamenta a ragione di una scarsa segnaletica indicante il Sacro Monte, come impensabile è che la questione accessibilità e parcheggi venga sempre rinviata nel tempo, o peggio avere scarsa manutenzione stradale e chiusini ostruiti. Infine, vogliamo rilanciare una nostra vecchie proposta: perché non ripristinare gli antichi vigneti, invece di costruire nuove cappelle?
Speriamo che si sappia dare sostanza al giusto riconoscimento dell’Unesco…
 Più di 100 anni or sono, Bastiat scriveva: "io vorrei che si istituisse un premio, non di cinquecento franchi, ma di un milione di franchi, con attribuzione di corone d'alloro, croci al merito e nastrini per premiare colui che offrirà una definizione buona, semplice ed intelligente di questo termine: lo Stato. Quale immenso servizio verrebbe reso alla società. Lo Stato: cos'è? dov'è? cosa fa? cosa dovrebbe fare?" Ancora Bastiat:" è assodato che lo Stato non può procurare un godimento agli uni senza accrescere il lavoro agli altri, ed in attesa di un'altra definizione dello Stato mi ritengo autorizzato a fornire qui la mia. Chissà che non ottenga il premio. Eccola: lo Stato è la grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri." Molta acqua è passata sotto i ponti, da allora, ma noi abbiamo la sensazione, anzi la convinzione che l'illusione di Bastiat sia oggi realtà. Molti, anzi, troppi usano lo Stato e le sue istituzioni per vivere alle spalle di tutti gli altri. E non si limitano a vivere ma stravivono con stipendi faraonici e benefit scandalosi. E poi non era più sufficiente lo Stato con le sue filiali: comuni, provincie e regioni, hanno creato anche il superStato, quello che sta a Bruxelles e che fanno anche continuamente crescere, ad ogni incontro, ad ogni congresso, ad ogni trattato. Un paio d'anni fa i potenti d'Europa si sono riuniti dando vita al Trattato di Lisbona che prevede tra le altre cose l'aumento del numero dei parlamentari. Evidentemente amano le compagnie numerose, più gente c'è e più ci si diverte. Tanto paghiamo noi. Ma c'è dell'altro. Per andare in vigore il trattato deve essere ratificato da tutti gli Stati che aderiscono alla Comunità Europea e la ratifica può essere fatta o con voto parlamentare o con referendum popolare. La via parlamentare non ha creato problemi, tutti d'accordo ad aumentare la torta politica, gli irlandesi invece, unici ad esprimersi tramite referendum, si sono opposti. Male,molto male, i nuovi aspiranti europarlamentari non l'avrebbero presa bene. Ma c'è rimedio a tutto, ed infatti - riferisce un importante quotidiano britannico - per loro è stata inventata la nuova carica dell'"osservatore", ovviamente con adeguato stipendio di 77.000 euro all'anno a cui sommare una dotazione di 200.000 euro per le spese d'ufficio con segretarie e portaborse a piacimento. E siamo sicuri che, con tutti quei soldi,osserveranno con molta, molta tranquillità tutto quello che succederà intorno a loro, anche in considerazione del fatto che non è infrequente che portaborse e segretarie siano reclutati e reclutate tra figli, figlie, mogli e amanti con l'opportunità quindi di mettere in piedi una piccola impresa familiare con un fatturato invidiabile. E noi paghiamo. Giugno, mese di tasse dalle nostre parti, molte piccole e medie imprese sono costrette ad indebitarsi per onorare le sempre più pesanti scadenze fiscali. Si allunga la fila delle attività che non ce la fanno più a mantenere se stesse e questa politica,e questi politici di casa nostra e d'Europa.
Il leader di Movimento Libero, Alessio Nicoletti, interviene ancora una volta sulla tangenziale nord-est, criticando l’ottimismo espresso dall’assessore Cattaneo, e chiedendo tempi certi per l’ultimazione dell’opere in tutte le sue parti e per le opere compensative del rione di Valle Olona.
“ La tangenziale Nord-Est è un’opera importante per Varese. Abbiamo votato favorevolmente alla ratifica dell’accordo di programma durante il Consiglio Comunale dell’Aprile 2007, sottolineando, pero’, che avremmo esercitato il nostro ruolo di controllo affinché fossero rispettati i tempi di realizzazione dell’opera, delle opere compensative per il quartiere e più in generale il buon andamento del cantiere stesso. In quest’ottica, abbiamo contestato l’inaugurazione del primo lotto, avvenuta a ridosso dei mondiali, perché, a nostro giudizio, le opere si inaugurano solo a fine lavori, di tutti i lavori, e non a pezzi, chiedendo anche di evitare inutili parate di politici. Primo lotto inaugurato, ma che presenta giustamente(non puo’ essere altrimenti) segnaletica di cantiere, limiti di 30 Km/h e per il quale ci chiediamo, a questo punto, se ci sia stato collaudato. In quell’occasione, durante l’inaugurazione era stata divulgata la data di Aprile 2009 per l’ultimazione del secondo lotto, mentre in precedenza l’assessore comunale Zagatto aveva paventato che i lavori di compensazione del rione di Valle Olona sarebbero partiti subito dopo i mondiali di ciclismo.
Puntualmente nulla di quanto affermato pubblicamente dai nostri amministratori si è verificato, spingendoci a depositare due interrogazioni per sollecitare risposte certe(28/01/2009 e 04/05/2009).
In occasione della seconda interrogazione, l’assessore provinciale Baroni ha dichiarato ad alcuni mezzi di informazione che effettivamente il ritardo sul secondo lotto sussisteva, ma che tutto(secondo e terzo lotto) sarebbe stato completato entro l’autunno.
Dichiarazione puntualmente smentita ieri dall’assessore Cattaneo che parla di ultimazione del solo secondo lotto per il 30 Novembre e che solo successivamente, entro il febbraio 2010 saranno ultimati i lavori di allargamento stradale relativi al terzo lotto. Delle opere compensative per il rione di Valle Olona nessuno dice nulla.
A questo punto ci sembra che l’ottimismo sfoggiato dall’assessore regionale Cattaneo sia proprio fuori luogo. Ci sembra proprio che i conti non tornano!”
Ennesimo scivolone, ieri, della maggioranza a Palazzo Estense, che ancora una volta non riesce a garantire il numero legale per tenere in piedi il Consiglio Comunale, sospeso ieri e , quindi , con l’impossibilità di proseguire la seduta oggi.
Duro Alessio Nicoletti , leader di Movimento Libero, che critica fortemente “una maggioranza allo sbando che sta trascinando Varese nel nulla assoluto.”
“Se non sanno governare vadano a casa!- afferma senza mezzi termini Nicoletti- E’ da più di tre anni che assistiamo a questo spettacolo che non ha nulla a che vedere con la buona amministrazione. Tra crisi, crisette, lotte intestine, dimissioni, rimpasti, nomine, sembra che il Governo cittadino e la sua maggioranza si stiano completamente dimenticando di amministrare Varese. I problemi si moltiplicano e le soluzioni tardano ad arrivare. Abbiamo provato più volte a riportare l’attenzione amministrativa su temi concreti, con proposte concrete, a volte volutamente provocatorie per stimolare l’Amministrazione Comunale a prendere una direzione. Viabilità, parcheggi e commercio- continua Nicoletti- solo per citare le ultime proposte, ma l’attenzione della maggioranza sembra essere rivolta sempre altrove. L’ennesimo “rompete le righe”, ieri in Consiglio Comunale, decretato dall’incapacità della maggioranza di garantire il numero legale è il segnale inequivocabile dell’andazzo che ha preso questo mandato amministrativo. Una maggioranza allo sbando che sta trascinando Varese con se. Mancano meno di due anni alla conclusione del mandato. Chiediamo al Sindaco di valutare seriamente se serva andare avanti così. Serve- conclude Nicoletti- cambiare il passo o meglio andare tutti a casa. Tertium non datur….”
Alessio Nicoletti, leader di Movimento Libero, contesta la variazione di bilancio all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale. A far indispettire Nicoletti, tra le altre cose, 120.000 euro girati per convenzione ad Apem reti per la piscina della Schiranna.
“Avevamo detto sin da subito che eravamo contrari ad un affidamento diretto, che ci pare molto, troppo oneroso. Avremmo preferito una gara ad evidenza pubblica, che permettesse di dare in gestione il lido a costo zero per l’Amministrazione Comunale. L’uscita di 120.000 dal Bilancio Comunale(solo l’inizio?) deve essere spiegata non solo a noi , ma anche a tutta la cittadinanza. Chiederemo spiegazioni in Consiglio Comunale, ma ribadiamo la nostra contrarietà a questo modo di amministrare. L’affidamento della piscina ad Aspem reti , è come i parcheggi ad Avt spa:incomprensibile! Meglio sciogliere queste società comunali e dare in mano al mercato la gestione di questi settori. Di sicuro le cose andrebbero decisamente meglio per tutti: cittadini e Amministrazione Comunale…”
 Ieri è morto il barone Dahrendorf of Clare Market in the city of Westminster: grande accademico di origini tedesche e britannico di adozione, insignito del titolo nobiliare nel 1993, nonché ex commissario europeo nel 1970 ed ex rettore della London School of Economics. Autore di importanti studi quali “Classi e conflitto di classe nella società industriale”, è stato alfiere del socio-liberalismo europeo. Un liberalismo democratico che ha voluto riconoscere che la società non è soltanto un terreno di affermazioni (opportunità, chances di vita) degli individui, bensì anche un insieme di “legature”, ossia legami (familiari e non) che danno senso e relazione alla vita sociale di ogni singolo individuo, la cui esistenza non avrebbe senso se fosse circoscritta alla sola affermazione di sé. Un invito, quello di Lord Dahrendorf, al legittimo godimento delle libertà individuali, compresi i pieni diritti politici del Cittadino, contemperate con una sana socialità, nel rispetto delle regole dello stato di diritto (Rule of Law). In pratica il trinomio Legalità-Libertà-Socialità, valori alla base del pensiero di Movimento Libero. Quanto al tema “Europa”, ci piacerà ricordare Lord Dahrendorf quale grande pensatore eurorealista dei nostri tempi, inequivocabilmente critico nei confronti della falsa retorica, centralizzazione, spartizione e burocratizzazione del potere nelle mani delle istituzioni europee di Strasburgo e Bruxelles.
Non riesco a capire il senso di questa edizione sottotono della Notte Bianca. Obbligo di chiusura alle ore 2 per tutti i bar e ambulanti. Non vedo come si possa collaborare ad un evento del genere con il serio rischio di vedersi comminare salate sanzioni. Invito tutti i commercianti e gli ambulanti, quale forma di protesta ad anticipare all' 1 l' orario di chiusura, favorendo la movida nelle discoteche e nei locali notturni ed eventualmente riaprire alle ore 6 per le colazioni.
A distanza di pochi giorni dalle ultime elezioni europee, vinte dal disperato voto di protesta dei cittadini europei, riportiamo, su espressa autorizzazione accordata a Movimento Libero dalla Margaret Thatcher Foundation, alcuni estratti del discorso dell’allora primo ministro britannico, tenutosi a Bruges (Belgio) il 20 settembre 1988, quale memorabile lezione di eurorealismo in cui crediamo.
Versione integrale del discorso disponibile sul sito www.margaretthatcher.org
…. Signore e Signori: …. Sono stata da voi invitata a parlare dell’argomento … Europa. Forse dovrei farvi i complimenti per il vostro coraggio. Se date retta a certe cose dette e scritte riguardo ai miei punti di vista sull’Europa, deve essere per voi come aver invitato Gengis Khan a parlare delle virtù della pacifica coesistenza! Vorrei iniziare sbarazzandomi di certi miti sul mio Paese, la Gran Bretagna, e le sue relazioni con l’Europa e nel fare ciò, dovrei dire qualcosa riguardo all’identità dell’Europa stessa. L’Europa non è la creazione del Trattato di Roma. Né l’Idea europea appartiene ad alcun gruppo o istituzione. Noi britannici siamo eredi dell’eredità della cultura europea tanto quanto qualsiasi altra nazione. I nostri legami al resto d’Europa, il continente europeo, sono stati fattore dominante della nostra storia. Per trecento anni, siamo stati parte dell’Impero Romano e le nostre mappe ancora mostrano le linee rette delle strade che i Romani costruirono. …. Visitate le grandi chiese e cattedrali della Gran Bretagna, leggete la nostra letteratura e ascoltate il nostro linguaggio: tutto porta testimonianza della ricchezza culturale che abbiamo assimilato dall’Europa e altri europei da noi. Noi in Gran Bretagna siamo giustamente orgogliosi del modo in cui noi, dai tempi della Magna Charta del 1215, abbiamo sperimentato e sviluppato istituzioni rappresentative atte a ergersi quali bastioni della libertà. E orgogliosi anche del modo in cui per secoli la Gran Bretagna era una casa per coloro che dal resto d’Europa cercavano rifugio dalla tirannia. Ma noi sappiamo che senza quel lascito europeo di idee politiche, noi non avremmo potuto ottenere tanto quanto fummo capaci di ottenere. Dal pensiero classico e medievale abbiamo mutuato il concetto di stato di diritto che distingue una società civilizzata dallo stato di barbarie. E su quell’idea del Cristianesimo … - Cristianesimo a lungo sinonimo di Europa - con il suo riconoscimento della natura unica e spirituale dell’individuo, ancora fondiamo il nostro credo nella libertà personale e gli altri diritti umani. Troppo spesso la storia europea è descritta come un’interminabile serie di guerre e litigi. …. Noi britannici abbiamo contribuito in modo molto speciale all’Europa .… abbiamo combattuto e siamo morti per la sua libertà. …. Tutte queste cose bastano a provare il nostro impegno per il futuro dell’Europa. …. Cooperazione con l’Europa e contributo all‘Europa che oggi è più valido e forte che mai. …. La Comunità Europea deve appartenere a tutti i suoi membri. Deve riflettere le tradizioni e le aspirazioni di tutti i suoi membri. E consentitemi di essere molto chiara. La Gran Bretagna non sogna un esistenza isolata ai margini della Comunità Europea. Il nostro destino è in Europa, come parte della Comunità. Questo non significa che il nostro futuro sarà confinato alla sola Europa, ma nemmeno quello della Francia o della Spagna come per qualunque altro paese membro. La Comunità non è un fine in se stesso. Né uno strumento istituzionale da modificare costantemente secondo i dettami di qualche astratto concetto intellettuale. Né deve essere ossificata da infinita regolamentazione. La Comunità europea è uno strumento pratico attraverso il quale garantire al futuro prosperità e sicurezza per i suoi popoli in un mondo in cui ci sono molte altre potenti nazioni e gruppi di nazioni. Noi europei non possiamo permetterci di sprecare le nostre energie in dispute interne o arcani dibattiti istituzionali. …. L’Europa deve essere pronta sia per contribuire pienamente alla propria sicurezza nonché competere commercialmente e industrialmente in un mondo in cui il successo va ai paesi che incoraggiano l’iniziativa individuale e l’attività d’impresa, piuttosto che a che cercano di diminuirle. …. Una cooperazione volontaria e attiva tra paesi sovrani e independenti è la migliore via per costruire una Comunità Europea di successo. Cercare di sopprimere le nazionalità e concentrare il potere al centro di un conglomerato europeo sarebbe altamente dannoso e pregiudicherebbe gli obiettivi che noi tutti cerchiamo di raggiungere. L’Europa sarà più forte proprio perché ha la Francia che fa la Francia, la Spagna che fa la Spagna, la Gran Bretagna che fa la Gran Bretagna, con le loro proprie usanze, tradizioni e identità. …. Sono la prima a dire che su molte grandi questioni i paesi europei dovrebbero parlare con una sola voce. Vorrei che lavorassimo assieme sulle cose che possiamo fare meglio insieme che da soli. L’Europa è più forte quando lo fa, indipendentemente se in ambito commerciale, nella difesa, nelle nostre relazioni con il resto del mondo. Ma lavorare di più assieme non comporta che si debba centralizzare il potere a Bruxelles e che le decisioni debbano essere prese da una burocrazia al potere. Infatti, suona ironico che proprio quando quei paesi quali l’Unione Sovietica, che hanno provato a dirigere qualsiasi cosa dal centro, stanno imparando che il successo dipende dalla dispersione del potere e dal fatto che le decisioni vengano prese lontano dal centro, ci sia qualcuno nella Comunità che sembra voglia muoversi nella direzione opposta. Non abbiamo aperto con successo le frontiere dello stato in Gran Bretagna per vederle re-introdotte a livello europeo con un superstato europeo esercitante un nuovo dominio da Bruxelles. Certamente vogliamo vedere l’Europa più unita e animata da un più grande senso di collaborazione. Ma ciò deve aver luogo preservando le differenti tradizioni, i poteri parlamentari e l’amor patrio, perché sono queste cose che hanno alimentato la vitalità dell’Europa nei secoli. La Comunità deve affrontare i problemi attuali in modo pratico, per quanto difficile sia farlo. Se non siamo capaci di riformare quelle politiche comunitarie che sono palesemente sbagliate e inefficaci e giustamente suscitano scontento da parte della gente, allora non riusciremo a ottenere il sostegno pubblico per lo sviluppo futuro della Comunità. Non era giusto che metà del totale del budget comunitario fosse speso per immagazzinare e sbarazzarci di surplus di cibo. Ora quegli stock stanno per essere notevolmente ridotti. Era assolutamente giusto decidere che la quota di budget assegnata all’agricoltura dovesse essere tagliata per liberare risorse per altre politiche, come aiutare le regioni più povere e sostenere la formazione professionale. Era giusto anche introdurre una più rigida disciplina di bilancio per attuare queste decisioni e poter controllare meglio la spesa comunitaria. E quelli che lamentavano che la Comunità stesse spendendo troppo tempo su un dettaglio di carattere finanziario, non hanno colto la ragione di ciò. Non si può costruire su fontamenta instabili, siano finanziarie o di tutt’altra natura. …. Ma non possiamo riposare sugli allori in considerazione di ciò che abbiamo ottenuto ad oggi. Per esempio, il compito di riformare la politica agricola comune è lungi da essere stato completato. Certamente, l’Europa ha bisogno di una stabile ed efficiente economia agricola. Ma la PAC è diventata ingovernabile, inefficiente e molto costosa. …. Affrontare questi problemi richiede una dose di coraggio politico. La Comunità danneggerà soltanto se stessa agli occhi dei suoi popoli e del mondo esterno, se le mancherà quel coraggio. …. Se l’Europa vuole fiorire e creare i posti di lavoro del domani, la chiave di svolta sarà l’impresa. … Il Trattato di Roma stesso venne inteso come una Carta della Libertà Economica. Ma non è stato poi letto in quel senso, nondimeno applicato in quel modo. La lezione offerta dalla storia economica degli anni 70 e 80 è che la pianificazione centralizzata e il controllo dall’alto non funzionano e che l’iniziativa personale è premiante. Che l’economia a controllo statale è una ricetta per la bassa crescita e che la libera intrapresa rispettosa delle leggi portano a risultati migliori. L’obiettivo di un’Europa aperta all’impresa è l’impulso dietro la creazione di un mercato europeo comune nel 1992. Sbarazzandoci di barriere, rendendo possibile per le aziende di operare su scala europea, noi possiamo competere con gli Stati Uniti, il Giappone e altre potenze economiche emergenti in Asia e altrove. E ciò significa azione per liberare i mercati, azione per allargare la possibilità di scelta, azione per ridurre l’intervento dello stato. Il nostro obiettivo non dovrebbe essere sempre più regolamentazione dal centro, bensì deregolamentazione e rimozione degli ostacoli al commercio. …. Queste sono necessità reali poiché sono ciò di cui ha bisogno l’imprenditoria della Comunità per poter competere in un mondo più ampio. E ciò è quello che vuole il consumatore europeo che vuole ampliare la propria possibilità di scelta e ridurre i propri costi. …. Lo stesso dicasi per le frontiere tra i nostri paesi. Certamente, vogliamo rendere più facile il passaggio di merci attraverso le frontiere. Certamente, dobbiamo rendere più semplice per la gente poter viaggiare all’interno della Comunità. Ma è questione di comune buon senso il fatto che non si possa abolire totalmente i controlli di frontiera se è nostra intenzione proteggere i nostri cittadini dalla criminalità e impedire il traffico di droghe, terroristi e immigrati clandestini. …. L’Europa non dovrebbe essere protezionista. …. Suonerebbe come un tradimento l’imposizione di maggiori barriere protezionistiche esterne da parte della Comunità, proprio mentre vengono rimossi gli ostacoli al commercio interno dell’Europa. Dobbiamo assicurare che il nostro approccio al commercio mondiale sia coerente con la liberalizzazione che predichiamo a casa nostra. Abbiamo la responsabilità di un ruolo di guida in questa materia, una responsabilità che è particolarmente sentita nei confronti dei paesi meno sviluppati. Essi non hanno bisogno soltanto di aiuti: più di ogni altra cosa, essi necessitano di migliori opportunità commerciali se vogliono crescere economicamente forti e indipendenti. …. Penso che non sia sufficiente parlare soltanto in termini generali di una visione o di un ideale europeo. …. Facciamo in modo che l’Europa sia una famiglia di nazioni capaci di capirsi le une con le altre, apprezzandosi reciprocamente di più, lavorando di più assieme, nel segno della nostra identità nazionale non meno che del nostro comune impegno europeo. …. (applauso).
LADY THATCHER: GODMOTHER OF A DIFFERENT EUROPE Following the last European Elections held a few days ago, won by the desperate vote of protest by the European citizens, we quote on expressed authorization granted by the Margaret Thatcher Foundation to Movimento Libero, some extracts of the speech by the then British Prime Minister done in Bruges (Belgium) on the 20th September 1988, as unforgettable lection of eurorealism of our trust.
Integral version of the speech available on the website www.margaretthatcher.org
…. Ladies and Gentlemen: …. you have invited me to speak on the subject of … Europe. Perhaps I should congratulate you on your courage. If you believe some of the things said and written about my views on Europe, it must seem rather like inviting Genghis Khan to speak on the virtues of peaceful coexistence! I want to start by disposing of some myths about my country, Britain, and its relationship with Europe and to do that, I must say something about the identity of Europe itself. Europe is not the creation of the Treaty of Rome. Nor is the European idea the property of any group or institution. We British are as much heirs to the legacy of European culture as any other nation. Our links to the rest of Europe, the continent of Europe, have been the dominant factor in our history. For three hundred years, we were part of the Roman Empire and our maps still trace the straight lines of the roads the Romans built. …. Visit the great churches and cathedrals of Britain, read our literature and listen to our language: all bear witness to the cultural riches which we have drawn from Europe and other Europeans from us. We in Britain are rightly proud of the way in which, since Magna Carta in the year 1215, we have pioneered and developed representative institutions to stand as bastions of freedom. And proud too of the way in which for centuries Britain was a home for people from the rest of Europe who sought sanctuary from tyranny. But we know that without the European legacy of political ideas we could not have achieved as much as we did. From classical and mediaeval thought we have borrowed that concept of the rule of law which marks out a civilised society from barbarism. And on that idea of Christendom, to which the Rector referred—Christendom for long synonymous with Europe—with its recognition of the unique and spiritual nature of the individual, on that idea, we still base our belief in personal liberty and other human rights. Too often, the history of Europe is described as a series of interminable wars and quarrels. …. we British have in a very special way contributed to Europe. …. We have fought and we have died for her freedom. …. All these things alone are proof of our commitment to Europe's future.[fo 2] …. cooperation with Europe and contribution to Europe, contribution which today is as valid and as strong as ever [sic]. …. The European Community belongs to all its members. It must reflect the traditions and aspirations of all its members. And let me be quite clear. Britain does not dream of some cosy, isolated existence on the fringes of the European Community. Our destiny is in Europe, as part of the Community. That is not to say that our future lies only in Europe, but nor does that of France or Spain or, indeed, of any other member. The Community is not an end in itself. Nor is it an institutional device to be constantly modified according to the dictates of some abstract intellectual concept. Nor must it be ossified by endless regulation. The European Community is a practical means by which Europe can ensure the future prosperity and security of its people in a world in which there are many other powerful nations and groups of nations. We Europeans cannot afford to waste our energies on internal disputes or arcane institutional debates. …. Europe has to be ready both to contribute in full measure to its own security and to compete commercially and industrially in a world in which success goes to the countries which encourage individual initiative and enterprise, rather than those which attempt to diminish them. …. willing and active cooperation between independent sovereign states is the best way to build a successful European Community. To try to suppress nationhood and concentrate power at the centre of a European conglomerate would be highly damaging and would jeopardise the objectives we seek to achieve. Europe will be stronger precisely because it has France as France, Spain as Spain, Britain as Britain, each with its own customs, traditions and identity. …. I am the first to say that on many great issues the countries of Europe should try to speak with a single voice. I want to see us work more closely on the things we can do better together than alone. Europe is stronger when we do so, whether it be in trade, in defence or in our relations with the rest of the world. But working more closely together does not require power to be centralised in Brussels or decisions to be taken by an appointed bureaucracy. Indeed, it is ironic that just when those countries such as the Soviet Union, which have tried to run everything from the centre, are learning that success depends on dispersing power and decisions away from the centre, there are some in the Community who seem to want to move in the opposite direction. We have not successfully rolled back the frontiers of the state in Britain, only to see them re-imposed at a European level with a European super-state exercising a new dominance from Brussels. Certainly we want to see Europe more united and with a greater sense of common purpose. But it must be in a way which preserves the different traditions, parliamentary powers and sense of national pride in one's own country; for these have been the source of Europe's vitality through the centuries. … Community policies must tackle present problems in a practical way, however difficult that may be. If we cannot reform those Community policies which are patently wrong or ineffective and which are rightly causing public disquiet, then we shall not get the public support for the Community's future development. …. It was not right that half the total Community budget was being spent on storing and disposing of surplus food. Now those stocks are being sharply reduced. It was absolutely right to decide that agriculture's share of the budget should be cut in order to free resources for other policies, such as helping the less well-off regions and helping training for jobs. It was right too to introduce tighter budgetary discipline to enforce these decisions and to bring the Community spending under better control. And those who complained that the Community was spending so much time on financial detail missed the point. You cannot build on unsound foundations, financial or otherwise …. But we cannot rest on what we have achieved to date. For example, the task of reforming the Common Agricultural Policy is far from complete. Certainly, Europe needs a stable and efficient farming industry. But the CAP has become unwieldy, inefficient and grossly expensive. …. Tackling these problems requires political courage. The Community will only damage itself in the eyes of its own people and the outside world if that courage is lacking. … If Europe is to flourish and create the jobs of the future, enterprise is the key. … the Treaty of Rome itself was intended as a Charter for Economic Liberty. But that it is not how it has always been read, still less applied. The lesson of the economic history of Europe in the 70's and 80's is that central planning and detailed control do not work and that personal endeavour and initiative do. That a State-controlled economy is a recipe for low growth and that free enterprise within a framework of law brings better results. The aim of a Europe open to enterprise is the moving force behind the creation of the Single European Market in 1992. By getting rid of barriers, by making it possible for companies to operate on a European scale, we can best compete with the United States, Japan and other new economic powers emerging in Asia and elsewhere.[fo 5] And that means action to free markets, action to widen choice, action to reduce government intervention. Our aim should not be more and more detailed regulation from the centre: it should be to deregulate and to remove the constraints on trade. … These are the real requirements because they are what the Community business and industry need if they are to compete effectively in the wider world. And they are what the European consumer wants, for they will widen his choice and lower his costs. …. It is the same with frontiers between our countries. Of course, we want to make it easier for goods to pass through frontiers. Of course, we must make it easier for people to travel throughout the Community. But it is a matter of plain common sense that we cannot totally abolish frontier controls if we are also to protect our citizens from crime and stop the movement of drugs, of terrorists and of illegal immigrants.[fo 6] …. Europe should not be protectionist. …. It would be a betrayal if, while breaking down constraints on trade within Europe, the Community were to erect greater external protection. We must ensure that our approach to world trade is consistent with the liberalisation we preach at home. We have a responsibility to give a lead on this, a responsibility which is particularly directed towards the less developed countries. They need not only aid; more than anything, they need improved trading opportunities if they are to gain the dignity of growing economic strength and independence. …. I believe it is not enough just to talk in general terms about a European vision or ideal. Let Europe be a family of nations, understanding each other better, appreciating each other more, doing more together but relishing our national identity no less than our common European endeavour …. (applause)
Riportiamo l'interrogazione depositata questa mattina da Alessio Nicoletti:
Lo scrivente Alessio Nicoletti, nella propria veste di capogruppo di Movimento Libero in Consiglio Comunale di Varese:
Premesso che, fino a poco tempo fa, parcheggiare a Varese dopo le 20.00, negli stalli pubblici, era più semplice e completamente gratuito; Considerato che, con l’automazione dei parcheggi gestiti da Avt spa, c’è stato un sensibile peggioramento del servizio offerto nelle ore serali;
Visto che l’utenza trova l’ingresso dei parcheggi in questione intercluso da sbarre automatizzate , che provocano un prevedibile riverbero negativo sui bordi delle strade aumentando di fatto il parcheggio selvaggio, quando in precedenza si aveva libertà di ingresso e gratuità del posteggio dopo le 20.00 ;
Tenuto conto che, si auspica che i varesini e non, vivano maggiormente la Città nelle serate estive con la necessità di predisporre un piano parcheggi ad hoc per questo periodo;
Ritenuto che, al di là della giusta predisposizione di un piano parcheggi per le serate estive, sia necessario che nei posteggi gestiti da Avt spa sia garantita la libertà d’accesso e la gratuità dopo le 20.00 nell’arco dell’intero anno;
Auspicando che l’Amministrazione Comunale condivida quanto da noi esposto, richiedendo immediatamente ad Avt spa di garantire gratuità e libertà di accesso dopo le 20.00 nei parcheggi automatizzati di recente;
Proponendo, inoltre, di predisporre un piano parcheggi ad hoc per le serate estive che preveda oltre alla libertà di accesso e gratuità dei posteggi di Avt spa dopo le 20.00, anche l’apertura straordinaria degli spazi di via Copelli e dell’ex liceo musicale;
Suggerendo, inoltre, di intervenire immediatamente per limitare al massimo i problemi di parcheggio selvaggio e garantire contemporaneamente maggiore attrattività della nostra Città;
Ritenendo, comunque, di dover comprendere meglio l’iter burocratico che ha portato a questo modus operandi da parte di Avt spa;
CHIEDE
1)Se l’Amministrazione Comunale intende intervenire per garantire libertà d’accesso e gratuità dopo le 20.00, nell’arco dell’intero anno, dei parcheggi in gestione ad Avt spa, e automatizzati di recente.
2)Se si condivide la necessità di predisporre un piano parcheggi ad hoc per le serate estive al fine di evitare problemi di parcheggio selvaggio e garantire contemporaneamente maggiore attrattività della nostra Città;
3)Se si condivide la proposta di predisporre un piano parcheggi ad hoc per le serate estive che preveda oltre alla libertà di accesso e gratuità dei posteggi di Avt spa dopo le 20.00, anche l’apertura straordinaria degli spazi di via Copelli e dell’ex liceo musicale.
4)Chi ha autorizzato, in che modo e con quale atto, Avt spa a gestire i parcheggi in di proprietà comunale in questo modo dopo le ore 20.00.
5)Di conoscere nel dettaglio tariffe e orari autorizzati ad Avt spa nella gestione dei parcheggi di proprietà comunale.
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